Infortuni in corsa
Come evitare errori che complicano le cose
(tratto da L'infortunio nella corsa - Come affrontarlo e risolverlo di R. Albanesi)

L'infortunio sportivo rappresenta un serio ostacolo non solo nell'esercizio del proprio sport preferito, ma anche nel proponimento di seguire uno stile di vita corretto nel quale l'attività fisica sia continua e regolare.


I tipici errori del runner

  1. Si esagera l'importanza dell'infortunio - In presenza di fastidi si cerca subito una soluzione. Si è infortunati quando i fastidi crescono da una seduta all'altra, impedendo un regolare gesto atletico. Se un fastidio al tendine dura per i primi 100 m del riscaldamento è prematuro parlare di tendinite, ma se il problema peggiora ogni volta allora si deve correre ai ripari. Per evitare di correre con un problema (se c'è un reale problema è opportuno rispettare un periodo di stop) la regola è la seguente: in presenza di un fastidio, di solito ci si deve fermare quando il fastidio tende a trasformarsi in dolore e la situazione peggiora all'allenamento successivo. Se invece la situazione resta stabile o tende a regredire, si può continuare a fare attività fisica, vuol dire che il nostro fisico ha reagito bene e si sta adattando.
  2. Si minimizza l'importanza dell'infortunio - Si è infortunati, ma si vorrebbe correre ugualmente. Posizione assurda per un amatore! In genere deriva dal non accettare la propria mortalità (spesso chi corre con piacere commette il gravissimo errore di ritenersi immortale). Come sopra, ma stavolta a maggior ragione, prima di correre con un problema è opportuno rispettare un periodo di stop.
  3. Non si è capita l'importanza dell'infortunio - "Ho la pubalgia, sono stato fermo 10 gg. ma non mi passa. Che devo fare?". Occorre capire che per ogni infortunio il periodo di stop è variabile. Se per una peritendinite può essere di soli 10 gg. per una pubalgia può anche essere di 3-4 mesi.
  4. Non si ha una diagnosi - Non è possibile avere una diagnosi online. Se l'atleta è sufficientemente esperto può arrivarci da solo; nella maggioranza dei casi è necessaria la visita diretta di un terapeuta, perchè solo con la visita diretta si possono avere TUTTE le informazioni del caso.
  5. Si è sbagliato terapeuta - Non si inizia dal basso, ma dall'alto. Rivolgersi a un ortopedico sportivo è la mossa probabilisticamente migliore. Non si deve scegliere il medico perchè disponibile, poco costoso ecc., ma in primis perché è competente! Un ortopedico sportivo è sicuramente quello che ha il più vasto orizzonte. Troppo spesso altri professionisti del settore (alcuni dei quali sono più orientati alla riabilitazione che alla diagnosi) vedono solo la loro fetta di competenza, usano sempre e comunque le loro soluzioni.
  6. Non si sono capite le cause - Può sembrare paradossale, ma molti infortuni non si risolvono perché non si sono capite le cause che li hanno generati. Chi è per esempio in sovrappeso atletico e cerca di sconfiggere un fastidioso mal di schiena, senza aver capito che prima deve dimagrire (o ridurre le distanza di percorrenza) spreca il proprio tempo cercando di tamponare l'infortunio. Per approfondimenti rimandiamo all'articolo che tratta delle cause dell'infortunio.
  7. Si utilizzano cure "anatomiche"- Nel sito siamo scettici su plantari, cure posturali, bite e tutto ciò che vorrebbe standardizzare la persona dimenticandosi delle sue capacità di adattamento (per esempio una dismetria degli arti di 1 cm è del tutto normale). In genere, probabilisticamente, tali discorsi possono essere validi per un principiante, ma non certo per un amatore che ha un infortunio dopo 2-3 anni di attività.
  8. Si utilizzano cure soft - Errore spesso derivante da un errore nella scelta del terapeuta. Inutile usare palliativi che non fanno altro che giocare sull'effetto tempo.
  9. Non si riesce a stare fermi - Si cerca di mantenere un grado di allenamento decente utilizzando altri sport. Nella maggior parte dei casi, quando il periodo di stop richiesto è inferiore al mese si hanno più svantaggi che vantaggi perchè comunque la struttura infortunata viene comunque sollecitata. A meno che l'atleta non pratichi già usualmente lo sport alternativo, è opportuno astenersi se il periodo di inattività è inferiore ai 30 gg.
  10. Si riprende troppo in fretta - Non serve barare con sè stessi, anzi è una strategia disastrosa. La strategia di ripresa è chiara e non può essere ottimisticamente abbreviata.
  11. Si è prevenuti nei confronti di determinate terapie - In particolare verso quelle costose o verso quelle chirurgiche. Cercare alternative facendo salti mortali che magari si riveleranno dannosissimi quando la soluzione c'è ed è certa non è consigliabile. Per esempio, in presenza di una grave infiammazione del tendine si possono spendere molte energie e risorse per capire la reversibilità del processo. Se però alla fine si stabilisce che ormai il tendine è degenerato non c'è che la soluzione chirurgica.