| L'infortunio
sportivo rappresenta un serio ostacolo non solo nell'esercizio del proprio
sport preferito, ma anche nel proponimento di seguire uno stile di vita
corretto nel quale l'attività fisica sia continua e regolare.
I tipici errori del runner
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Si esagera l'importanza dell'infortunio -
In presenza di fastidi si cerca subito una soluzione. Si è infortunati
quando i fastidi crescono da una seduta all'altra, impedendo un regolare
gesto atletico. Se un fastidio al tendine dura per i primi 100 m del
riscaldamento è prematuro parlare di tendinite, ma se il problema
peggiora ogni volta allora si deve correre ai ripari. Per evitare di
correre con un problema (se c'è un reale problema è opportuno
rispettare un periodo di stop) la regola è la seguente: in presenza
di un fastidio, di solito ci si deve fermare quando il fastidio tende
a trasformarsi in dolore e la situazione peggiora all'allenamento successivo.
Se invece la situazione resta stabile o tende a regredire, si può
continuare a fare attività fisica, vuol dire che il nostro fisico
ha reagito bene e si sta adattando.
- Si
minimizza l'importanza dell'infortunio - Si è infortunati,
ma si vorrebbe correre ugualmente. Posizione assurda per un amatore!
In genere deriva dal non accettare la propria mortalità (spesso
chi corre con piacere commette il gravissimo errore di ritenersi immortale).
Come sopra, ma stavolta a maggior ragione, prima di correre con un problema
è opportuno rispettare un periodo di stop.
- Non
si è capita l'importanza dell'infortunio - "Ho la pubalgia,
sono stato fermo 10 gg. ma non mi passa. Che devo fare?". Occorre
capire che per ogni infortunio il periodo di stop è variabile.
Se per una peritendinite può essere di soli 10 gg. per una pubalgia
può anche essere di 3-4 mesi.
- Non
si ha una diagnosi - Non è possibile avere una diagnosi
online. Se l'atleta è sufficientemente esperto può arrivarci
da solo; nella maggioranza dei casi è necessaria la visita diretta
di un terapeuta, perchè solo con la visita diretta si possono
avere TUTTE le informazioni del caso.
- Si
è sbagliato terapeuta - Non si inizia dal basso, ma
dall'alto. Rivolgersi a un ortopedico sportivo è la mossa probabilisticamente
migliore. Non si deve scegliere il medico perchè disponibile,
poco costoso ecc., ma in primis perché è competente! Un
ortopedico sportivo è sicuramente quello che ha il più
vasto orizzonte. Troppo spesso altri professionisti del settore (alcuni
dei quali sono più orientati alla riabilitazione che alla diagnosi)
vedono solo la loro fetta di competenza, usano sempre e comunque le
loro soluzioni.
- Non
si sono capite le cause - Può sembrare paradossale,
ma molti infortuni non si risolvono perché non si sono capite le cause
che li hanno generati. Chi è per esempio in sovrappeso atletico
e cerca di sconfiggere un fastidioso mal di schiena, senza aver capito
che prima deve dimagrire (o ridurre le distanza di percorrenza) spreca
il proprio tempo cercando di tamponare l'infortunio. Per approfondimenti
rimandiamo all'articolo che tratta delle cause dell'infortunio.
- Si
utilizzano cure "anatomiche"- Nel sito siamo scettici su plantari,
cure posturali, bite e tutto ciò che vorrebbe standardizzare la persona
dimenticandosi delle sue capacità di adattamento (per esempio
una dismetria degli arti di 1 cm è del tutto normale). In genere,
probabilisticamente, tali discorsi possono essere validi per un principiante,
ma non certo per un amatore che ha un infortunio dopo 2-3 anni di attività.
- Si
utilizzano cure soft - Errore spesso derivante da un errore
nella scelta del terapeuta. Inutile usare palliativi che non fanno altro
che giocare sull'effetto tempo.
- Non
si riesce a stare fermi - Si cerca di mantenere un grado di
allenamento decente utilizzando altri sport. Nella maggior parte dei
casi, quando il periodo di stop richiesto è inferiore al mese
si hanno più svantaggi che vantaggi perchè comunque la
struttura infortunata viene comunque sollecitata. A meno che l'atleta
non pratichi già usualmente lo sport alternativo, è opportuno
astenersi se il periodo di inattività è inferiore ai 30 gg.
- Si
riprende troppo in fretta - Non serve barare con sè
stessi, anzi è una strategia disastrosa. La strategia di ripresa
è chiara e non può essere ottimisticamente abbreviata.
- Si
è prevenuti nei confronti di determinate terapie - In
particolare verso quelle costose o verso quelle chirurgiche. Cercare
alternative facendo salti mortali che magari si riveleranno dannosissimi
quando la soluzione c'è ed è certa non è consigliabile.
Per esempio, in presenza di una grave infiammazione del tendine si possono
spendere molte energie e risorse per capire la reversibilità del processo.
Se però alla fine si stabilisce che ormai il tendine è
degenerato non c'è che la soluzione chirurgica.
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