L'obiettivo
di ridurre del 50% gli incidenti stradali entro il 2010 - una chimera
per l'Italia - sarà raggiunto da Francia, Lussemburgo e Portogallo. E
già si pensa all'obiettivo di 20.000 vittime per il 2012. L'ETSC (European
Traffic Safety Council) non ha dubbi ed ha appena presentato tutti i dati,
dimostrando che l'Italia è tra i paesi più lontani dall'obiettivo dell'UE
di dimezzare la mortalità.
"I risultati dello studio della ONG - spiegano all'Asaps, associazione
amici polizia stradale - sono inequivocabili e confermano, almeno
in parte, le impressioni dei nostri studi sull'argomento. L'Italia, fanalino
di coda (seguita solo dai paesi dell'est europeo), mentre Francia, Lussemburgo
ed il sorprendente Portogallo hanno praticamente già centrato l'obiettivo
e dovranno ora solo guardarsi dal pericolo sempre incombente di una recrudescenza
della mortalità". Ancora una volta, però, dobbiamo osservare che
l'Italia è l'unico paese a non essere stato in grado di fornire i dati
relativi al 2006: mettendo insieme i dati provenienti dai vari stati dell'area
continentale, le vittime complessive dello scorso anno sono state 39.200,
dimostrando che i paesi più insicuri (almeno sulla strada) hanno finito
col rallentare il previsto indice annuale di riduzione dell'incidentalità,
oggi apparentemente stabile al - 4,9% mentre - per centrare l'obiettivo
e portare a 25.000 il numero totale di morti - avremmo dovuto tutti mantenere
un indice del - 7,4%.E pensare che a Bruxelles, nel 2001, si era
addirittura pensato ad un secondo obiettivo, già fissato per il 2012:
scendere a 20.000 morti. I vertici dell'ETSC dicono che dovremmo uniformemente
imprimere un'accelerazione maggiore, ma oggettivamente ci sembra che il
traguardo non possa più essere colto. Vorremo poter dire "pazienza", vorremmo
poter dire che le impressioni europee non sono reali, ma davanti alla
statistica ci dobbiamo fermare. Qui non c'è alcuna strategia economica
da difendere: c'è solo la matematica, e davanti all'evidenza scientifica
- viziata anche dall'incapacità di elaborare in tempo reale i dati provenienti dalla strada - la realtà dei fatti è quella dei grafici e delle proiezioni.
Il Lussemburgo ha ottenuto una riduzione della mortalità pari al 48%, che vale al principato il titolo di campione. Non c'è medaglia di bronzo, in questo podio immaginario, perché il secondo posto è condiviso dalla Francia - dalla quale ci aspettavamo una performance così buona - e dal Portogallo, entrambi stabili al 42%. - 32% per la Svizzera, destinata ad avere migliori risultati in un prossimo futuro perché ha adeguato solo di recente (a 0.5 g/l) la soglia legale alcolica.
Malta ha ottenuto il - 31%, ma la situazione dell'isola non può essere preso ad esempio stabile, visto che in relazione alla scarsa popolazione, è sufficiente un solo incidente plurimortale ad incidere sulla statistica. Seguono Belgio (-29%) e Danimarca (-28%).
Il resto dei paesi se la giocano fino al - 19%: la Germania tiene ancora la nona posizione (-27%), ma sappiamo che insieme all'Austria, 12esima a - 25% - salvo difficili recuperi nel secondo semestre di quest'anno - è destinata a denunciare una brusca battuta d'arresto quando si valuteranno anche i dati del 2007. La Spagna, dalla quale ci aspettavamo qualcosa di più, è undicesima a - 26%.
L'Italia è sedicesima con - 19%. Stati come o la Norvegia, piazzata al
18esimo posto con - 11% o la Gran Bretagna, 21esima a - 8%, sono virtualmente
escluse dalla competizione. Chi si occupa di sinistrosità sa infatti benissimo
che in questi luoghi si è praticamente raggiunto il livello minimo di
rischio. Ci sembra evidente che per l'Italia, campione del mondo di calcio,
nella gara per la vita non otterrebbe nemmeno la qualificazione ad un
torneo di serie C. |