| L'allungamento muscolare riveste ormai un ruolo fondamentale in qualsiasi programma di allenamento, per atleti praticanti sport a livello amatoriale o agonistico.
Gli effetti prodotti dalla pratica assidua di questa metodica sono importanti sia dal punto di vista della prestazione fisica sia per l'esecuzione tecnica del gesto sportivo.
Allo stesso modo la tecnica di massaggio dello shiatsu, praticata fin dai tempi più antichi, ha degli ottimi riscontri da un punto di vista preventivo per i classici infortuni sportivi.
Toru Namikoshi ha definito lo shiatsu come un "metodo atto a migliorare
lo stato di salute attraverso l'eliminazione delle sostanze responsabili
della fatica e la stimolazione delle capacità di recupero naturali, favorite
dalla pressione digitale e manuale contro determinati punti della superficie
del corpo". La combinazione tra stretching e shiatsu vuole rappresentare
un suggerimento alternativo ad un classico programma di prevenzione sportiva.
Le due metodiche complementari sono utilizzate per un miglioramento delle
capacità di allungamento ed elasticità muscolo - tendinea.
SIGNIFICATO DELLO SHIATSU
La parola shiatsu letteralmente significa digito-pressione
(shi = dito, tsu = pressione); con questo termine si indica un'antica
forma di massaggio con origini in Giappone. Questa si pratica fondamentalmente
con la pressione dei pollici e comprende tecniche mediante le quali si
determina la stimolazione di nervi, muscoli e articolazioni, tessuto connettivo
e sistema circolatorio.
Nel corso dei secoli numerose sono state le tecniche shiatsu sviluppatesi:
alcuni come Masunaga integrarono la propria esperienza attraverso lo studio
degli elementi base della medicina cinese; altri, come Namikoshi, coniarono
un metodo basato su nozioni scientifiche mediante la stimolazione del
normale percorso dei nervi. Quest'ultimo è il metodo preso in considerazione
nel nostro lavoro.
Studi neuro-fisiologici e biochimici recenti, hanno messo in evidenza
la capacità, da parte dei fasci nervosi periferici e delle terminazioni
sensitive, di influenzare i centri da cui dipendono, localizzati nel midollo
spinale e nell'encefalo. In altre parole, le diramazioni terminali del
sistema nervoso non sono solo degli organi esecutori con conduzione centrifuga
dell'impulso, ma anche centripeta. Per cui i centri ipotalamici vengono
stimolati alla produzione di sostanze chimiche con azione inibitoria sul
dolore chiamate endorfine, con azione sia locale che generale.
È stato osservato che la stimolazione del sistema nervoso periferico mediante
impulsi elettrici di bassissima intensità (con frequenza di 1-2 impulsi/sec)
applicati alla pelle e/o al muscolo scheletrico produce una diminuzione
di sensibilità al dolore aumentando la quantità di endorfine (Palombini,
1999). Secondo lo stesso autore la tecnica dello shiatsu, mediante le
sue energiche e ritmiche pressioni, determina una stimolazione con effetti
biochimici simili a quelli succitati; ciò spiega la sua notevole efficacia
sul dolore e quindi sulla contrattura muscolare.
LO STRETCHING
Il corpo
tende naturalmente ad irrigidirsi per difesa da un dolore. La rigidità
crea una limitazione dei movimenti con conseguente riduzione della funzionalità
delle strutture ossee, muscolari, articolari e nervose. Molti allenatori
per contrastare la perdita di mobilità (ovvero la capacità di esprimere
un movimento con la massima escursione consentita dall'articolazione in
questione), hanno inserito, come componente fondamentale del processo
di allenamento, la pratica dell'allungamento muscolare.
Lo stretching è il modo più semplice ed efficace per contrastare la rigidità
e la tensione muscolare. Una buona mobilità articolare secondo Norris
(1997), permette di ottenere diversi vantaggi: - determina un "risparmio
energetico" nell'effettuazione delle varie azioni motorie, riducendo la
fatica in quanto agevola i movimenti dinamici - migliora la coordinazione
dei gesti, facilitando la relazione contrazione-decontrazione muscolare
- previene lesioni muscolo - tendinee consentendo il sostegno attivo delle
articolazioni più soggette ad infortunio. Molti studiosi hanno cercato
di indicare il tempo ideale di mantenimento della postura in allungamento
statico, variando da un minimo di 20-30'' (Anderson, 1994) fino ad un
massimo di 20' suggeriti dalla scuola francese Mézièristica (Souchard,
1982). Tuttavia si ritiene che, per motivi pratici e di tempo, la tecnica
che si adatta meglio alla applicazione pratica dello shiatsu, sia quella
classica di Anderson.
EFFETTI CUMULATIVI DI SHIATSU E STRETCHING
Da
quanto enunciato, si può facilmente intuire come l'azione combinata delle
due tecniche integra ed amplifica gli effetti di ciascuna di esse. Secondo
la nostra esperienza lo stretching deve essere preceduto da un trattamento
shiatsu completo, intendendo con questo termine un massaggio che interessi
ogni tratto del corpo, della durata di circa 30-40'. La pressione shiatsu
penetra in profondità e scioglie la rigidità muscolare; stimolando la
circolazione migliora l'apporto di ossigeno (Namikoshi, 1997). Lo stretching,
allungando le fibre muscolari, normalizza il rapporto tensione/lunghezza
tra catene sinergiche ed antagoniste (Massara, 1986); ripristina anche
le capacità recettoriali del proprio schema corporeo (Scoppa, 1988). Secondo
Namikoshi, queste sono alcune regole fondamentali affinché la combinazione
delle due tecniche sia efficace: - eseguire lo stretching solo dopo che
lo shiatsu esteso a tutto il corpo abbia eliminato o diminuito la rigidità
muscolare - sia l'una che l'altra tecnica vanno praticate con gradualità
ed in sincronia col respiro: mai con forza - prima di iniziare il trattamento
bisogna provvedere ad espellere urina e feci - non effettuare lo shiatsu
in presenza di stati infiammatori, lesioni cutanee, ulcere e problemi
viscerali nonché dopo i pasti.
A nostro parere, applicando la combinazione delle metodiche descritte
ad un atleta evoluto sarà necessario inoltre: - programmare il lavoro
in relazione al macrociclo di allenamento nel quale ci troviamo - differenziare
le applicazioni in base alla disciplina sportiva praticata e al livello
agonistico raggiunto. Appare evidente come l'utilizzo di questi metodi
complementari risulti di fondamentale importanza per un qualsiasi programma
di allenamento sportivo. |